Presentato a Pisa il "Rapporto su rifiuti speciali"
13/02/2015

“Il Rapporto ISPRA sui rifiuti speciali che presentiamo oggi rappresenta un fondamentale documento per fare luce su quella parte del mondo dei rifiuti solidi di solito poco analizzata da analisti, politica e mass media, normalmente più attenti al tema dei rifiuti urbani. Uno strabismo irrazionale, considerato che i rifiuti speciali sono quattro volte quelli urbani e per molta parte ben più pericolosi, senza contare che nella gestione dei rifiuti speciali si continuano ad annidare attività illecite e speculative di dimensioni ben maggiori di quelle relative al più controllato e visibile mondo dei rifiuti urbani”. Con queste parole Alfredo De Girolamo, presidente di Confservizi Cispel Toscana, interviene alla presentazione della tredicesima edizione del rapporto ISPRA sui Rifiuti Speciali, effettuata a Pisa, in un convegno organizzato dall’Associazione con la Scuola Superiore Sant’Anna e il Comune di Pisa, dove lo studio è stato illustrato dal presidente dell’Istituto, l’ing Bernardo De Bernardinis.

Uno studio dal quale la Toscana esce bene: “Su 10 milioni di speciali prodotti in Toscana, la sesta regione d’Italia, ben il 70% viene avviato ad attività di recupero, e appena l’8% finisce conferito in discarica o ad incenerimento” prosegue il presidente di Confservizi Cispel Toscana. Numeri che potrebbero essere ancora migliori: “E' importante chiudere il cerchio del trattamento dei rifiuti speciali all'interno della Toscana secondo il principio di prossimità, realizzando nuovi impianti (fanghi, pulper, rifiuti pericolosi) e utilizzando meglio, anche per i flussi di rifiuti speciali, gli impianti esistenti e previsti per la gestione dei rifiuti urbani – spiega ancora De Girolamo – in una logica di interazione fortemente voluta dal nuovi Piano regionale di gestione dei rifiuti, a partire proprio dalla gestione dei fanghi di depurazione civile”.

Un comparto dunque, quello dei rifiuti speciali, che merita maggiore attenzione: “E’ tempo di invertire il tasso di attenzione e dedicare ai rifiuti speciali un interesse particolare, aumentando e perfezionando le capacità di controllo su questo mondo, ed evitando che le agenzie di controllo ambientale e finanziario si accontentino delle più agevoli routine di ispezione che la gestione dei rifiuti urbani consente, e dedichino invece il loro sforzo a svelare il mondo dei rifiuti speciali – come ad esempio capire dove vanno a finire le oltre 500 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi – spesso coperto da una cortina di scarsa trasparenza” chiude De Girolamo.